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Lezione magistrale di Massimo Cacciari

Gramsci e il latino

«Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue,  per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale.  La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità».

A.Gramsci, Quaderni dal carcere. Quaderno 4 [XIII], voce 55

L' ENCICLICA " LAUDATO SI' ": IL TESTO LATINO

Magistri praeclari,

Scriptores Latini qui in Latinum reddunt sermonem Romani Pontificis Acta maioris momenti, usi tantum situ interretiali, in vulgum ediderunt versionem Latinam Litterae Encyclicae c.t. Laudato si' 

http://w2.vatican.va/content/francesco/la/encyclicals/documents

/papafrancesco_20150524_enciclica-laudato-si.html  

Quod fecerunt, ut mihi retulerunt, ut quidam viri peritissimi, cum textum pervolvissent, consilia eis darent ad reddendam politiorem elegantioremque versionem Latinam. Quo facto, Litteram typis exscribendam curabunt.

Valete

Brani di versione per la scuola tradotti

L’incipit della Lettera a Meneceo di Epicuro


1. OCCORRE DEDICARSI ALLA FILOSOFIA A TUTTE LE ETA’

Non aspetti il giovane a filosofare, né il vecchio si stanchi di filosofare: nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per la salute dell’anima. Chi dice che non è ancora giunta l’età di filosofare o che è già trascorsa, è come se dicesse che non è ancora o non è più l’età per essere felici. Cosicché devono filosofare sia il giovane, sia il vecchio: questo perché invecchiando rimanga giovane nei beni, per il ricordo gradito del passato; quello perché sia insieme giovane e vecchio, per l’assenza di timore di fronte al futuro: bisogna dunque esercitare ciò che procura la felicità, perché se abbiamo questa abbiamo tutto, ma se manca, facciamo di tutto per averla.


2. FELICE E’ CHI HA UNA CORRETTA OPINIONE DEGLI DÈI

I precetti che ti ho continuamente raccomandato mettili in pratica ed esercitali, ritenendoli il principio fondamentale di una vita felice. Per prima cosa considera la divinità un essere immortale e beato, come la comune nozione del divino suggerisce, e non attribuire a essa nulla che sia estraneo all’immortalità o diverso dalla beatitudine: anzi, pensa riguardo a essa tutto ciò che possa conservarne la beatitudine congiunta all’immortalità. Gli dèi esistono: perché la loro conoscenza è evidente; ma non esistono nel modo in cui i più li concepiscono, perché non conservano la nozione che ne hanno. Empio non è chi non riconosce gli déi del volgo, ma chi agli dèi applica le opinioni del volgo.

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I testi del "Caffè Apocalisse"

                                                         -11 dicembre 2012  -

1. Il Signore, Dio degli eserciti, colpisce la terra ed essa vacilla e sono in lutto tutti i suoi abitanti; essa si solleva tutta come il Nilo, e si abbassa come il Nilo d’Egitto. Egli costruisce nei cieli il suo palazzo e fonda la sua volta sulla terra: Egli chiama a raccolta le acque del mare e le riversa sulla terra. Signore è il suo nome.
                                                       (Antico Testamento, Amos 9, 5-6)

1. Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.                    (Vangelo di Matteo 24, 29)

2. Il tempo s’è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo! 
                                                   (S.Paolo, Prima lettera ai Corinzi 7, 29-31)

3. "Nel corso dei periodi fatali l'universo intero va in fiamme e quindi si inizia una nuova costituzione del mondo. Tutto termina con un fuoco primordiale, che come un seme (sperma) ha in sé tutte le ragione e tutte le cause degli essere che furono, che sono e che saranno. La formazione dalla conflagrazione generale della materia si compie quando dal fuoco, attraverso l'aria, avverrà una conversione in acqua, e una parte di questa si depositerà a formare la terra".             (Zenone stoico, IV sec. a.C.)

4. Lucrezio De rerum natura II, 1144-45 : Sic igitur magni quoque circum moenia mundi / expugnata dabunt labem putrisque ruinas. =  Così dunque anche le mura che circondano il vasto universo crolleranno, espugnate, lasciando macerie e rovine.  

5. Sallustio Bellum Iugurthinum II:  Postremo corporis et fortunae bonorum ut initium sic finis est, omniaque orta occidunt et aucta senescunt.  = Insomma i beni del corpo e della fortuna come hanno un principio così hanno una fine, tutto ciò che è nato muore, tutto quel che è cresciuto invecchia.

6. Seneca Naturales Quaestiones III 27 e ss.:
    Così avverrà il kataklysmòs: “…si coalizzeranno tutti i mezzi di distruzione e insieme cadranno le piogge, si rigonfieranno i fiumi, i mari attratti fuori dalle loro sedi abituali ci assaliranno e tutti gli elementi si abbatteranno in schiera compatta per annientare il genere umano. E’ proprio così: niente è difficile per la natura, specialmente quando essa affretta il passo verso la propria fine…Per costruire una città ci son volute generazioni, per demolirla basta un’ora; una selva cresce a poco a poco e in un momento diventa cenere”.

8.   Id. “Consolatio ad Marciam” 26, 6 ss.

«Il tempo spianerà intere montagne e farà emergere altrove nuove regioni; inghiottirà mari, devierà fiumi e interrompendo le comunicazioni tra i popoli disgregherà il consorzio del genere umano; altrove farà scomparire città in vaste voragini e le squasserà coi terremoti, emetterà dal profondo esalazioni pestifere, coprirà con le inondazioni ogni centro abitato, sommergerà il mondo uccidendo ogni essere vivente, con le vampe del fuoco brucerà e incendierà tutte le creature. E quando verrà tempo che l’universo si estinguerà per rinnovarsi, le cose che vedi si autodistruggeranno, le stelle cozzeranno con le stelle, tutta la materia prenderà fuoco e le varie luci del firmamento divamperanno in un incendio solo. Anche noi, anime beate e partecipi dell’eterno, quando piacerà a dio di iniziare un nuovo ciclo e sarà tutto una rovina, anche noi, allora, piccola goccia nel marasma cosmico, torneremo a dissolverci negli elementi primordiali»

7. Id. Naturales Quaestiones III, 29 : Alia ab occasu, alia ab oriente concurrent. Unus humanum genus condet dies; quicquid tam longa fortunae indulgentia excoluit, quicquid supra ceteros extulit, nobilia pariter atque adornata magnarumque gentium regna pessumdabit. =

   Le forze della distruzione sopraggiungeranno insieme alcune dall’occidente altre dall’oriente. Un solo giorno basterà a seppellire il genere umano; tutta la nostra civiltà, che il lungo benvolere del destino permise si formasse e svettasse sugli altri popoli, insieme con la fama e lo splendore di grandi genti straniere: tutto sprofonderà nella rovina. 
  

8. Ibid: Ergo quandoque erit terminus rebus humanis, cum partes eius interire debuerint abolerique funditus totae, ut de integro totae rudes innoxiaeque generentur nec supersit in deteriora praeceptor, plus umoris quam semper fuit fiet. = Dunque, allorché un giorno arriverà la fine del mondo, quando le sue parti dovranno perire ed essere completamente cancellate, così essere completamente rigenerate da capo in uno stato di innocenza primitiva per la scomparsa dei loro maestri di corruzione, si formerà più acqua di quanta non ce ne sia mai stata.

9.  Ibid. :  Portata a compimento la rovina del genere umano e annientate similmente le fiere, di cui gli uomini avevano assunto i caratteri, di nuovo la terra assorbirà le acque, la terra costringerà il mare a starsene calmo o ad infuriare ma senza oltrepassare i suoi limiti, e l’oceano, ricacciato indietro dalle nostre sedi, sarà respinto nei suoi confini e si ristabilirà l’antico ordine. Tutti gli animali verranno generati da capo e sulla faccia della terra comparirà un uomo che non conoscerà delitti.

10. Nemesio di Emesa (fine IV sec. d.C.): “Ci sarà nuovamente Socrate e nuovamente Platone e ognuno di coloro che vivono oggi, con gli stessi amici e concittadini; torneranno le stesse credenze, gli stessi temi di oggi saranno dibattuti; ogni città, villaggio e campagna di nuovo torneranno in vita”.

11. 1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
                     (Genesi 1)

12.   1E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. 2E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
4E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
5E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». 6E mi disse:
«Ecco, sono compiute.
Io sono l’Alfa e l’Omèga,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete
io darò gratuitamente da bere
alla fonte dell’acqua della vita. 
                                                                        (Apocalisse 21,6)   


13. «La fine del mondo è giunta spesso, e continua a giungere spesso […] Deve ancora nascere un essere umano che sopravviva a un periodo storico che non contenga almeno una fine del mondo».
                     (Jonathan Safran Foer)

14.  Domani, poi domani, poi domani: così, da un giorno all’altro, a piccoli passi, ogni domani striscia via fino all’ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno rischiarato, a degli stolti, la via che conduce alla polvere della morte. Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla.
                                                                                                  (Shakespeare, Macbeth).

15. Giosuè Carducci

PIANTO ANTICO (1871)
L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da' bei vermigli fior,

nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior della mia pianta
percossa e inaridita,
tu dell'inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.


16. Giacomo Leopardi, Operette morali, “Cantico del Gallo Silvestre” (explicit) :

   Il fior degli anni, se bene è il meglio della vita, è cosa pur misera. Non per tanto, anche questo povero bene manca in sì piccolo tempo, che quando il vivente a più segni si avvede della declinazione del proprio essere, appena ne ha sperimentato la perfezione, né potuto sentire e conoscere pienamente le sue proprie forze, che già scemano. In qualunque genere di creature mortali, la massima parte del vivere è un appassire. Tanto in ogni opera sua la natura è intenta e indirizzata alla morte: poiché non per altra cagione la vecchiezza prevale sì manifestamente, e di sì gran lunga, nella vita e nel mondo. Ogni parte dell'universo si affretta infaticabilmente alla morte, con sollecitudine e celerità mirabile. Solo l'universo medesimo apparisce immune dallo scadere e languire: perocché se nell'autunno e nel verno si dimostra quasi infermo e vecchio, nondimeno sempre alla stagione nuova ringiovanisce. Ma siccome i mortali, se bene in sul primo tempo di ciascun giorno racquistano alcuna parte di giovanezza, pure invecchiano tutto dì, e finalmente si estinguono; così l'universo, benché nel principio degli anni ringiovanisca, nondimeno continuamente invecchia. Tempo verrà, che esso universo, e la natura medesima, sarà spenta. E nel modo che di grandissimi regni ed imperi umani, e loro maravigliosi moti, che furono famosissimi in altre età, non resta oggi segno né fama alcuna; parimente del mondo intero, e delle infinite vicende e calamità delle cose create, non rimarrà pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso. Così questo arcano mirabile e spaventoso dell'esistenza universale, innanzi di essere dichiarato né inteso, si dileguerà e perderassi.